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Rugby, Peppe Costantino: il mio universo ovale.

Catania e il rugby sono da sempre legate ad un grande personaggio dello sport che ha dominato la scena per oltre 50 anni. Benito Paolone riuscì in un vero miracolo: creare ai margini della città un campo da gioco. Un campo da rugby. In una zona difficile riuscì a togliere dalla strada i ragazzi del villaggio di Santa Maria Goretti. E a farne non solo grandi atleti ma, soprattutto, grandi uomini. Giuseppe Costantino è un figlio di questa grande storia. Una vita nell’Amatori Catania, Peppe ci racconta il suo grande percorso, che lo lega da 41 anni alla palla ovale.

Giuseppe Costantino

Sono nato nel quartiere di Santa Maria Goretti, dove c’è il campo dell’Amatori. Un giorno, avevo 6 anni, avevamo scavalcato, come al solito, la rete di recinsione per giocare a calcio. Ci ritrovammo davanti un omone, Giovanni Baldo. Era un giocatore dell’Amatori e allenava le giovanili. Ci disse che se volevamo giocare a calcio prima dovevamo giocare a rugby. Ci siamo trovati costretti a iniziare. Il calcio via via lo abbiamo dimenticato. Il rugby è rimasto per sempre.”

Giuseppe Costantino
Giuseppe Costantino

Sono cresciuto nelle giovanili dell’Amatori e poi sono passato in prima squadra. Una lunga carriera, ricca di momenti importanti che mi hanno fatto crescere, formato, a cui devo chi sono oggi. Ho cambiato tanti allenatori ma ci sono dei punti fermi, delle persone che, nella mia vita rugbistica, sono sempre ritornati. Come Turi Gemmellaro, personaggio molto conosciuto nell’ambiente. E Benito Paolone che mi ha dato tantissimo. Mi ha davvero aperto la mente. Quando lui parlava si vedeva che aveva una prospettiva diversa dagli altri, sapeva vedere molto lontano.”

Turi Gemmellaro e Benito Paolone
Turi Gemmellaro e Benito Paolone

Benito Paolone è stata una persona che ha dato tantissimo allo sport a Catania, contribuendo a realizzare tante strutture sportive. A me, che sono un uomo di campo, mi piace ricordarlo per quello che ha fatto, concretamente. Con l’Amatori è riuscito a prendere una squadra da zero e portarla ai massimi livelli del rugby. La prima volta che l’ho conosciuto ero piccolo. Si è avvicinato e si è messo a correre con noi. Ci ha spiegato la tecnica dei passaggi, come correre, cosa dovevamo fare. Lo guardavo e mi domandavo chi fosse. Aveva subito catturato la mia curiosità.

Giuseppe Costantino
Giuseppe Costantino

Benito Paolone ho imparato a conoscerlo negli anni. Una volta, in mezzo ad una riunione, con la prima squadra, che all’epoca militava in Super 10, mi disse di fare silenzio. Nonostante fossimo reduci da una grande vittoria, avevo fatto un intervento su qualcosa che non aveva funzionato ma che nessuno in quel momento percepiva. Alla fine, mi prese in disparte, e mi disse che quello di cui stavo parlando era qualcosa che gli altri non potevano capire in quel momento. Disse che avevo una visione diversa dagli altri, che riuscivo a vedere oltre. Ai suoi consigli devo tanto. Quello che ero in campo ma, soprattutto, quello che sono oggi da tecnico.”

Giuseppe Costantino
Giuseppe Costantino

Un percorso importante, una formazione che mi ha insegnato che bisogna osservare tutto a 360°. Come tecnico bisogna guardare da tutte le prospettive, bisogna capire l’importanza di ogni cosa, se è primaria o secondaria. E dare un ordine ad ogni cosa, in modo da sapere su quali lavorare subito, in un secondo tempo o quali abbandonare. Ho iniziato ad allenare prima con le giovanili dell’Amatori e, poi, a fare il tecnico federale, prima con le selezioni regionali e poi interregionali. Ho avuto anche la fortuna di seguire l’Accademia di rugby, che abbiamo avuto per 4 anni a Catania.”

Giuseppe Costantino
Giuseppe Costantino

“Da questo percorso sono usciti atleti che oggi giocano ad altissimi livelli. Giovanni Licata, oggi in nazionale, a 15 anni giocava a scuola. Erano un gruppo di 4 ragazzi e, per loro, era una maniera per stare meno in classe. Ho iniziato ad invitarlo a Catania per allenarsi e poi l’ho portato con me, a Roma, a giocare una partita con la selezione regionale. L’anno successivo, con l’apertura dell’Accademia a Catania, insieme a Tito Cicciò, lo inserimmo nel gruppo. Abbiamo visto subito una crescita esponenziale, anche se tecnicamente era ancora molto grezzo. Lo abbiamo segnalato più volte alla nazionale finchè non si aprì un’opportunità e venne convocato. La prima partita la giocò contro il Sudafrica, con una selezione di pari età. E fu l’unico giocatore avanzante di tutta la selezione italiana.”

Giuseppe Costantino
Giuseppe Costantino

L’Accademia a Catania ha inciso tanto nella crescita del movimento e nella formazione di futuri atleti. Tanti ragazzi del Cus Catania U18 entrarono e si formarono. Che oggi rappresentano una colonna all’interno dell’Amatori Catania. La mancanza di una struttura centrale, oggi la stiamo superando attraverso il lavoro che facciamo all’interno dei singoli club, dove andiamo e aiutiamo i tecnici a formare meglio gli atleti che hanno in rosa. Invece che un risultato legato solo a chi poteva entrare nell’Accademia, la formazione degli allenatori dà spazio a molti giovani per essere preparati a dovere.

Giuseppe Costantino
Giuseppe Costantino

Negli anni dell’Accademia i ragazzi stavano con noi. Il primo allenamento la mattina era dalle 5:45 alle 7:15. Si lavavano, facevano colazione e andavano a scuola. Dopo pranzo eravamo in campo per 3 ore e poi andavano a studiare. E avevamo tanti ragazzi che andavano al liceo e avevano ottimi voti. Si insegnava anche la gestione del tempo. Sapevano che dovevano fare dei compiti e cercavano di farli il prima possibile. Tutt’ora, molti di quei ragazzi sono all’università, continuano a fare sport ad alti livelli o sono impegnati nel lavoro. E, la formamentis che hanno acquisito in quegli anni, sarà un bagaglio importante che si porteranno a vita.”

Giuseppe Costantino
Giuseppe Costantino

Quando sono all’estero mi confronto con tecnici di altre federazioni. In paesi come Inghilterra, Francia, Nuova Zelanda, Sudafrica gli studenti a scuola sono costretti a fare tre sport. Ricordo una volta a Rovigo c’era la selezione francese U15 che aveva un atleta fantastico. Un ragazzo che riusciva a saltare anche un metro e mezzo ed era una scheggia. La sera, durante il briefing con gli allenatori, parlai con il mio collega francese. Feci i complimenti per quel ragazzo. Sicuramente lo avremmo rivisto nella nazionale francese. Mi rispose che era nella selezione francese di basket. E faceva anche salto in lungo e aveva il record di categoria. In Italia chi fa un’attività fisica non pensa di farne altre, e la scuola non punta allo sport come elemento formativo della persona.”

Giuseppe Costantino
Giuseppe Costantino

Ai tecnici dico sempre che bisogna decidere cosa mettere al centro del proprio universo. Al centro del mio c’è l’atleta. E tutto deve ruotargli intorno. Questo i ragazzi lo percepiscono e si riesce ad instaurare un rapporto costruttivo, fondamentale per arrivare a grandi obiettivi. Se al centro ci sono altre cose, come la politica, i soldi, i tifosi, sarà un altro tipo di universo. Ovviamente non esiste una ricetta vincente. Questo sono io, la mia filosofia, la mia vita.”

Peppe Costantino

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