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Settebello, Amedeo Pomilio: il miglior modo di vincere è saper perdere.

Se vincere è facile, comodo, porta gloria, medaglie e complimenti, la sconfitta è qualcosa che toglie energie ed ha un costo molto alto in termini di motivazione ed autostima. Ma perdere può e deve diventare una grande opportunità. Una celebre frase di Michael Jordan, grande campione del basket americano, diceva: «Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.» Solo quando la sconfitta si trasforma in energia positiva la delusione del momento diventa forza esplosiva per la vittoria più bella. Amedeo Pomilio, viceallenatore del Settebello, ci accompagna nella sua storia di atleta e tecnico, insegnandoci come saper perdere è la strada per raggiungere grandi successi.

Amedeo Pomilio
Amedeo Pomilio

Pescara è stata un po’ la culla della pallanuoto. Ed anche la mia. C’era un impianto che era fantastico, dove tutti noi giovanissimi passavamo il tempo libero oltre a fare sport. Era un ambiente semplicemente virtuoso. Ho iniziato con il nuoto e poi è arrivata la palla e la passione forte che ha legato un gruppo di ragazzi. Ed eravamo tantissimi. Quando la squadra è diventata forte, vincente, la città ha fatto tanto. E tanto ha dato. Pescara ha dimostrato di essere molto presente quando la società, l’ambiente e lo sport che la rappresentava sono arrivati ad alti livelli. Una squadra che, piano piano, ha scalato i vertici europei e mondiali, portando il nome della città in giro per il mondo.

La Sisley Pescara del 1987
La Sisley Pescara del 1987

Il primo scudetto con il Pescara, la prima partita di quella finale play off a Napoli, contro il Posillipo, è stata uno dei momenti più emozionanti della mia carriera con il club. Era il 1987. Disputammo due tempi con un uomo in meno ed arrivammo ad una vittoria che era diventata davvero insperata. Quello segnò anche il passaggio di Pescara ad un livello superiore, in una dimensione mondiale. Perché fu anche l’anno del triplete, che consacrò la squadra. Ma proprio quella partita fu il crocevia. Portò la squadra ad essere più forte dentro, più forte psicologicamente, e diede quello spessore necessario per vincere tutto il resto. Abbiamo sentito tutti, in quella partita, che era successo qualcosa di grande.

Manuel Estiarte e Amedeo Pomilio
Manuel Estiarte e Amedeo Pomilio compagni nella Sisley Pescara

Due decenni di grandi successi, dagli anni ’80 fino al 2000, con il triplete nel 1987, quando il Pescara vinse scudetto, Coppa dei Campioni e Supercoppa Europea. Oggi la squadra è in A2 ma l’ambiente sta cercando di risorgere. Occorrono le condizioni per poterlo fare. E bisogna, soprattutto, aspettare che i giovani talenti crescano. Spero che in futuro ci sia un’altra nidiata che possa dare impulso alla squadra. E che ci siano manager, imprenditori, uomini di sport che sappiano tenere uniti il management del club. Che è la cosa più importante in una squadra di pallanuoto e nello sport in generale.

Amedeo Pomilio
Amedeo Pomilio

Con la calottina azzurra, a parte la grande vittoria all’Olimpiade di Barcellona nel 1992, una delle partite più sofferte è stata la vittoria del bronzo ad Atlanta. Nella finale per il terzo posto, dopo aver perso la semifinale in maniera molto rocambolesca contro la Croazia, ci ritrovammo ad affrontare l’Ungheria. Un’altra battaglia di quelle che sono rimaste nella storia. Un alternarsi di vantaggi e svantaggi incredibili. Quella partita l’abbiamo vinta e persa una decina di volte durante l’incontro.

Amedeo Pomilio con la medaglia d'oro Olimpica di Barcellona 1992
Amedeo Pomilio con la medaglia d’oro Olimpica di Barcellona 1992

Sul 16-15 a nostro favore, a tre decimi dalla fine dell’incontro, ci fu l’episodio dei due nostri giocatori che si buttarono in piscina per esultare. La partita ancora non era finita e il cronometro era fermo per un fallo. Ci venne dato rigore contro e pareggiarono. Sono occorsi altri due tempi supplementari per aver ragione degli Ungheresi. Una partita che davvero mi è rimasta dentro. Una di quelle che vorrei rigiocare. Come anche quelle in cui ho subito delle sconfitte cocenti. Ce ne sono tante ma non si arriva a vincere se non si passa attraverso le batoste. Il miglior modo di vincere è perdere. E’ dalle sconfitte che si traggono le motivazioni per migliorarsi ed arrivare alle grandi vittorie.

Amedeo Pomilio
Amedeo Pomilio

La voglia di dare quello che avevo dentro ai più giovani mi ha portato ad intraprendere la carriera di allenatore. Poter offrire la propria esperienza, quello che si è vissuto, come ci si è arrivati, le tecniche, le tattiche. Quando si vince una medaglia d’oro olimpica, oltre ad essere un esempio, si ha anche la responsabilità di trasmettere il proprio bagaglio di esperienze. Altrimenti rimane una medaglia fine a sé stessa. La passione è necessaria ma indispensabile è lo studio di tutto, che deve consolidare le proprie conoscenze. Bisogna vedere e analizzare, soprattutto, l’evoluzione del gioco, delle squadre, della pallanuoto. Un lavoro enorme che, con Sandro Campagna, ci porta continuamente a metterci in discussione, per migliorarci sempre.

Sandro Campagna e Amedeo Pomilio
Sandro Campagna e Amedeo Pomilio

Nel seguire la nazionale metto dedizione e passione. I ragazzi del Settebello hanno grossa personalità ma anche grande umiltà. Hanno grande fiducia in noi che, penso, ci siamo meritati. Quando si riesce a trasmettere quello che si ha dentro, passione, competenza ed etica, il gruppo in automatico ti segue. E loro lo stanno facendo. Sandro ha delle caratteristiche ed io delle altre. E questo aumenta ancora di più lo spessore di quello che devono seguire. Il mio senso dell’analisi e dello studio mi porta a voler aspirare sempre alla squadra perfetta, cercando la soluzione migliore per ogni situazione che si affronta.

Sandro Campagna e Amedeo Pomilio al collegiale di Siracusa
Sandro Campagna e Amedeo Pomilio al collegiale di Siracusa

Il connubio con Sandro Campagna è un giusto mix. Alla base c’è rispetto e reciproca fiducia. Avendo giocato molti anni insieme in nazionale molte volte non abbiamo neanche bisogno di parlare. Basta uno sguardo per capirci. L’intesa che avevamo da giocatori è rimasta. Essendo stati formati da Rudic nello stesso modo, educati sportivamente nella stessa maniera, c’è una linea comune, simbiotica, che ci agevola moltissimo anche nella velocità di trasferimento delle informazioni. E questo ci ha avvantaggiato tantissimo.

Amedeo Pomilio
Amedeo Pomilio

Il collegiale di Siracusa pensiamo fosse assolutamente necessario. Abbiamo dato la possibilità ai nostri atleti di allenarsi, occasione che altrimenti non avrebbero avuto. Questo gli ritornerà utilissimo nel prossimo campionato e riteniamo sia indispensabile per il nostro cammino in nazionale, nella speranza che il prossimo anno si potranno disputare le Olimpiadi. Ci stiamo trovando benissimo a Siracusa, siamo in un’ambiente ottimale. Oltre ad essere protetti ci alleniamo bene e stiamo bene. Bisogna ringraziare la Federazione per averlo supportato ed averci dato questa grandissima occasione.

Amedeo Pomilio
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