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RN Savona, Andrea Fondelli: il duro cammino di un figlio d’arte.

Sono chiamati “figli di” con un po’ di spregio. Il destino di chi nasce da una famiglia in cui un genitore ha avuto un passato importante, ricco di traguardi e successi. Quasi fosse una colpa, i figli d’arte sono considerati, a priori, incapaci di possedere talento. E, spesso, ritenuti solo dei raccomandati per le loro origini famose. Ma c’è chi ha saputo dimostrare che il confronto con i padri può diventare solo un enorme stimolo a fare sempre meglio. Andrea Fondelli, neo centrovasca della RN Savona e del Settebello, ci racconta il suo percorso e il confronto con il padre Massimo, campione del mondo di pallanuoto a Berlino nel 1978.

Andrea Fondelli
Andrea Fondelli

Nasco in una famiglia di pallanuotisti. A parte mio padre, che è stato un grande campione ed ha vinto anche un titolo mondiale, ha giocato a pallanuoto anche mio fratello, che ha 6 anni più di me, e mia sorella, che ne ha 9 di più. Anche mia madre quand’era giovane ha giocato a pallanuoto, prima che io nascessi. Andavo sempre a vedere i miei fratelli in piscina, vivevamo in quell’ambiente. Aver fatto pallanuoto è stata quasi una scelta naturale. Però, devo dire, che non ho mai subito pressioni. Anzi, da piccolo, ho anche praticato altri sport. Però ho sentito subito che la pallanuoto era il mio sport. Anche perché, negli altri, ero assolutamente negato.

Andrea Fondelli
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C’è stata una fase della mia vita, quando ho iniziato con il professionismo, in cui la presenta di mio padre, all’epoca dirigente di una squadra, mi portava le critiche dei miei coetanei. Convinti che avessi una via privilegiata per giocare soprattutto quando venivo convocato nelle categorie superiori o in prima squadra. Mio padre non l’ho mai sentito come un peso. E’ sempre stato per me, semplicemente, uno stimolo a fare meglio. A dimostrare che non è per il mio cognome che andavo avanti. Ma perché lo meritavo. Quando sono passato alla Pro Recco, a 17 anni, a tanti poteva sembrare che avessi potuto avere una spinta. Mio padre è sempre stato una bandiera del Camogli, storica rivale della Recco. Sembrava anzi strano che un Fondelli potesse andare a giocare per i colori biancocelesti.

Andrea Fondelli
Andrea Fondelli

Sono cresciuto nel Camogli dove, con le giovanili, ho vinto 7 scudetti ed ho esordito in prima squadra, in A1, nel 2010 a 16 anni. Il passaggio alla Pro Recco, l’anno successivo, è stato un piccolo shock. Ma positivo. Sono arrivato nella squadra più forte del mondo, dove c’erano ventiquattro fenomeni. E poi c’ero anch’io. Ero un ragazzino che fino all’anno prima chiedeva l’autografo ai vari Kasas, Benedek, Tempesti. Tutti i migliori giocatori del mondo erano in quella squadra. Grandi uomini in tutti i sensi. Ora sembra retorico dirlo, ma Tibor Benedek, il più campione, il più anziano, il capitano della squadra, mi è sempre stato di aiuto. Con una parola di conforto o un consiglio. E poi bastava semplicemente guardarlo per imparare.

Andrea Fondelli
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Un’esperienza incredibile, che mi ha fatto crescere tantissimo. Ma anche molto dura, con tre-quattro anni passati in panchina. Inserirsi nella squadra era davvero difficile. Mi è mancato in questo periodo giocare tanti minuti, essere protagonista. L’entrare in acqua solo per poco non è semplice. Si vive la tensione, l’ansia di non volere sbagliare. Questo primo periodo alla Pro Recco lo considero, però, fondamentale nella mia crescita. Di sacrificio ma molto formativo.

Andrea Fondelli
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E poi, nonostante sia cresciuto pallanuotisticamente nel Camogli, ho abitato tutta la vita a Recco. Quindi ho avuto la fortuna di essere anche a casa. Negli anni ho saputo conquistarmi sempre più spazio. C’è stato qualche anno bello, in cui ho giocato tanto, sono stato protagonista. E sono arrivate tante vittorie con 6 scudetti, 2 Champions, 5 Coppe Italia. Non mi posso lamentare. E, con il passaggio in prestito allo Sport Management, nel 2017, ho recuperato in termini di minuti gioco e messo a frutto l’esperienza maturata.

Andrea Fondelli
Andrea Fondelli

Con il Settebello la mia prima convocazione è arrivata a 17 anni in un incontro a Palermo, contro l’Olanda. Con Francesco Di Fulvio siamo stati i primi della nostra annata ad esordire. Un’emozione incredibile, con l’inno nazionale suonato nella suggestiva piscina di Palermo, con quella gradinata enorme. E poi l’Olimpiade, la mia grande esperienza con la nazionale. Quando ho saputo che ero stato convocato ho vissuto un momento che non dimenticherò mai. Chiamai subito i miei genitori per dirglielo. E poi, indimenticabile, quando siamo saliti sul podio per il bronzo. Per ora l’emozione più grande, più forte, che mi porto dietro con la calottina azzurra.

Andrea Fondelli
Andrea Fondelli

A Siracusa si sta molto bene. Nel collegiale stiamo lavorando tanto e, quando è possibile, ci stiamo anche svagando. Aspetto importante perché siamo impegnati per un periodo lungo, non ci sono competizioni da preparare e, quindi, non è facile mantenere la concentrazione, la voglia, la grinta. Per me, che ho avuto un bambino da pochi mesi, non è neanche facile stare lontano dalla famiglia. E’ un sacrificio che stiamo facendo tutti per recuperare i tre mesi di stop. E per portarci avanti in quella che speriamo sia la ripresa della normalità.

Andrea Fondelli
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