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Amatori Catania, Ezio Vittorio: l’orgoglio di una fede.

La storia rappresenta la tradizione, la cultura e le radici di una terra. Ricca di valori e di persone che hanno contribuito a costruirli e tramandarli. Conoscerla significa sapere da dove si viene e avere l’orgoglio di ciò che si rappresenta. Ezio Vittorio è tutto questo. Un ponte fra passato e presente della grande scuola rugbistica catanese, di cui custodisce non solo la memoria di epiche stagioni ma, soprattutto, i principi su cui si fonda. Nato nel grembo dell’Amatori Catania ha dedicato tutta la vita alla propria fede. Che oggi tramanda alle future generazioni. Insegnando il sacrificio, il lavoro e lo spirito di gruppo: una grande scuola di vita per formare non solo grandi atleti ma, soprattutto, grandi uomini.

Ezio Vittorio
Ezio Vittorio

Io nasco in mezzo al rugby. I miei zii, Nino e Pippo Puglisi, sono stati due storici giocatori dell’Amatori Catania. Sono cresciuto con loro. Negli anni 60-70 erano due pilastri della squadra, due terze linee con caratteristiche molto diverse: Pippo esplosivo, Nino forza pura. Due giocatori di grande livello, tanto da essere convocati anche in nazionale. Insieme a mio padre, sono stati punti di riferimento fondamentali nella mia vita. Con loro, fin da piccolissimo, andavo nel vecchio campo di Fontanarossa, che ora non esiste più. Era il fortino dell’Amatori. Vedevo le partite giocate con grandi squadre, dal Benetton al Petrarca. Temevano la trasferta a Catania, avevano un timore quasi reverenziale. Un Amatori formato da persone con un enorme carisma.

Pippo Puglisi, Nino Puglisi, Pio Failla, Gianni Luca
Pippo Puglisi, Nino Puglisi, Pio Failla, Gianni Luca

Si giocava un rugby molto più duro, più crudo e meno atletico, con altre regole. Come la tenuta a terra del pallone. Oggi quando si va giù bisogna lasciare subito il pallone. All’epoca invece si poteva tenere stretto a te. Assistevo a vere e proprie lotte per la conquista della palla. Succedeva di tutto. Era uno sport selvaggio e pionieristico. Ma nell’Amatori c’erano anche giocatori di grande velocità. Ricordo Gianni Luca, un’ala di un metro e settanta per settanta chili. Era davvero una scheggia e aveva un coraggio incredibile. Per giocare a rugby è sempre servita una sola cosa: avere un gran cuore. Che significa spirito di sacrificio, mettersi a disposizione, lavorare e amare la sfida. Uno sport che non ammette alibi. La paura non deve esistere e si impara fin da piccoli ad affrontarla.”

Pippo Puglisi
Pippo Puglisi

Ma l’Amatori Catania di allora era, soprattutto, Benito Paolone. Lo conobbi piccolo, quando con i miei zii andavo la sera a piazza Trento, storico ritrovo della squadra. Ogni volta che mi vedeva, sempre con la barba incolta, mi dava un pizzico nella guancia e poi strofinava il suo viso al mio. Ed io cercavo di sfuggire. Benito era un uomo con un carisma incredibile, ipnotizzava con le sue parole. Sapeva sempre toccare le corde giuste. Con tutti i suoi pregi e difetti. Con Santino Granata e Turi Gemmellaro hanno rappresentato non solo il rugby ma tutto lo sport siciliano. Per tutti gli sforzi che hanno fatto per regalare alla nostra terra impianti e strutture di cui ancora godiamo.”

Benito Paolone
Benito Paolone

“In questo contesto non potevo che innamorarmi del rugby. Ho iniziato a giocare a 10 anni con l’Amatori, per passare l’anno successivo, con tanti miei coetanei, al Cus Catania, che curava meglio i settori giovanili. Siamo a metà degli anni 70 e non c’erano le under come oggi. Le categorie erano divise in aquilotti, aquile e cadetti. Io iniziai dagli aquilotti. Esordì in prima squadra a 15 anni. E nello stesso anno passai con l’Amatori che faceva il campionato Elité, il massimo campionato nazionale giovanile. A 19 anni passo in prima squadra ed esordisco in serie A, giocando 11 campionati nella massima serie.

Ezio Vittorio
Ezio Vittorio

Fu un periodo d’oro per il rugby. Moltissimi grandi campioni, dagli anni ’80 fino al 2000, venivano a giocare in Italia. E fu una grandissima fortuna per la nostra generazione confrontarsi con questi atleti. Ci hanno insegnato la mentalità del rugby, la cultura del lavoro in campo, dell’allenamento. Io ero una terza linea e ho avuto la fortuna di giocare insieme a grandissimi giocatori: Johannes Breedt, Murray Blandford, nazionale neozelandese, André Joubert, campione del mondo nel 1995 con il Sudafrica. E tanti altri li incontravamo come avversari: David Campese, tre quarti ala australiano che giocava nel Petrarca, o Rudolf Straeuli, anche lui campione del mondo con i Spingbok nel 95. Abbiamo fatto un salto di qualità a livello mentale incredibile. Imparavamo solo a vederli giocare.

Ezio Vittorio in azione con l'Amatori Catania
Ezio Vittorio in azione con l’Amatori Catania

Quando ho chiuso la mia carriera, quello che più mi mancato è stato il pre-partita, i momenti passati prima di scendere in campo nello spogliatoio, la preparazione, la vestizione, il briefing. E quel rumore dei tacchetti che accompagnava l’entrata in campo. Un’atmosfera intensa, sensazioni difficili da spiegare. Sono rimasto legato all’Amatori iniziando la mia carriera da allenatore. Ad anni bellissimi sono succeduti periodi bui. Ricordo sempre le parole di Benito Paolone che profetizzava le difficoltà future dello sport in Sicilia. Nel campionato 2013-14 la squadra è dovuta ripartire dalla serie C. Anni di sacrifici ma anche di grandi dimostrazioni di amore. Atleti come Fabio Borina non hanno mai abbandonato la squadra, ricominciando dal basso. E, nel 2018, siamo riusciti a riconquistare la serie A.”

Ezio Vittorio con Vincenzo Delfino
Ezio Vittorio con Vincenzo Delfino

L’Amatori Catania è una grande famiglia con persone che sono rimaste per sempre legate alla squadra. Turi Gemmellaro, dopo 60 di rugby, ci continua a guidare e consigliare. Una lunga carriera la sua, prima come giocatore in terza linea e poi come allenatore. Ed oggi il nostro grande saggio, sempre pronto a dare suggerimenti su tutto, dai passaggi agli aspetti tecnici. E i suoi complimenti a fine gara fanno sempre un grandissimo piacere. Come è successo quest’anno, dopo la partita contro il Noceto, in cui i ragazzi hanno dato una grande lezione di rugby. Ma la famiglia sono soprattutto i ragazzi, i nostri atleti. Persone fantastiche che fanno enormi sacrifici per giocare con noi. Molti lavorano anche di notte e, quando c’è una trasferta, sono sempre lì, puntuali, alle 6 di mattina, all’aeroporto. Per poi vederli crollare appena decolliamo.”

Turi Gemmellaro

L’anno scorso abbiamo raggiunto i play off e quest’anno, prima della chiusura anticipata del campionato, eravamo quarti. Con tanti rammarichi per i punti persi per strada. Se avessimo una situazione più serena da un punto di vista finanziario, penso che potremmo fare risultati incredibili. Tutto lo staff fa davvero miracoli per portare avanti l’Amatori e competere ad alti livelli. Un pezzo di storia di Catania e della Sicilia. Uno sport ricco di valori e tradizioni ma, soprattutto, una grande scuola di vita. Dove si insegna che non è importante il singolo ma il gruppo. Nel rugby non esiste l’io, c’è solo il noi. Rugbista è un ideale, un valore. E quando si è rugbisti lo si è sempre, dentro e fuori dal campo.”

Ezio Vittorio

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