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Sport Management, Luca Damonte: giocare al massimo e sognare in grande.

Lo sport allena alla vita: insegna a conoscersi, a superare i propri limiti, ad affrontare le sconfitte uscendone più forti di prima. Solo chi ha conosciuto un simile percorso può aspirare a puntare in alto ed assaporare appieno il gusto della vittoria. Sognata, perseguita, cercata con costanza e determinazione, soprattutto nei momenti più difficili. Luca Damonte, mancino dello Sport Management e del Settebello, ci racconta il suo percorso di vita e di sport che lo ha visto superare tanti momenti difficili. Che lo hanno reso più forte e consapevole dei propri obiettivi: dare il massimo per riuscire a coronare i propri sogni.

Luca Damonte
Luca Damonte

La mia storia nella pallanuoto parte da Arenzano, il mio paese d’origine. Un amore per l’acqua sbocciato da bambino, seguendo i miei genitori: mio padre è stato un pallanuotista e mia madre insegna nuoto. E con le prime bracciate è cominciata la mia storia in piscina in cui la monotonia delle vasche, ogni tanto, era interrotta da un pallone che ci lanciavano. E lì mi brillavano gli occhi. Lo sport, a 360 gradi, ha fatto parte della mia vita fino ai 15 anni, in cui giocavo a qualsiasi cosa. Sono stratifoso di calcio e mi è sempre piaciuto fare molti sport. Poi è arrivato il momento di specializzarsi, di concentrarsi su un’attività. Il punto di svolta è stato a 15 anni, dopo il primo liceo: il Savona acquistò il mio cartellino.

Luca Damonte
Luca Damonte

La mia esperienza nel Savona la divido in due fasi: la prima è quando sono arrivato da ragazzino. Mentre ad Arenzano era solo un divertimento a Savona la pallanuoto è diventata qualcosa di serio. Il lavoro che si faceva era completamente diverso, gli allenamenti erano molto intensi. Dopo 4 anni di giovanili il mister, Claudio Mistrangelo, mi ha fatto esordire in prima squadra. Ma c’era una formazione all’epoca molto forte, che battagliava con Recco per la finale scudetto. Avevo più un ruolo di ammirazione che di compagno di quei grandi campioni. Erano gli anni di Mlađan Janović, Peter Varellas, Alberto Angelini, Valerio Rizzo, Federico Mistrangelo, Goran Fiorentini. Trovare spazio era molto difficile ma fu una bella gavetta.

Luca Damonte
Luca Damonte

Grazie alla crescita nel settore giovanile della società, seguite da Claudio Mistrangelo e Andrea Pisano, ho iniziato anche a giocare con le nazionali juniores, con cui ho partecipato a due mondiali e un europeo, dai 14 ai 18 anni. Nel 2010, a 18 anni, sono andato in prestito al Nervi che giocava in A1. Qui l’incontro con uno degli allenatori a cui più devo nella mia carriera: Marco “Gu” Baldineti.  Fu il mio primo anno lontano dalla famiglia, in cui dovetti cambiare anche scuola e organizzare la mia vita di tutti i giorni. Ma fu, soprattutto, il mio primo vero campionato di seria A1. La fiducia che Baldineti mi diede, fin da subito, mi permise di giocare con continuità e mettermi in luce. Tanto che alla fine del campionato il Savona mi richiamò in squadra.”

Luca Damonte
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Il 2011, il rientro nel Savona, ha significato anche il mio primo, vero, ingaggio che mi permetteva di poter pensare solo alla pallanuoto. Per la prima volta mi accorsi di stare diventando un giocatore professionista e che potevo vivere solo di quello. Mi ero sempre divertito a giocare e non avevo mai pensato che la pallanuoto potesse diventare un lavoro. Sono rimasto nel Savona per quattro anni, conquistando una Coppa Len nel 2012, per poi andare un anno al Brescia, nel 2015, epoca in cui disputavano ogni anno le finali scudetto. L’esiguo spazio che la squadra mi diede mi convinse a rientrare a Savona dove ad attendermi trovai Alberto Angelini, un altro tecnico che ha lasciato il segno nella mia carriera.”

Luca Damonte
Luca Damonte

“Con Angelini ho imparato cosa sia la disciplina, che cosa significa davvero un allenamento. Ma i miei anni più belli li considero gli ultimi due, quelli trascorsi allo Sport Management. Ho ritrovato Baldineti che mi aveva allenato a Nervi e con cui ho rapporto davvero speciale. C’è sempre stata una grande stima reciproca e, appena ha potuto, mi ha chiamato a giocare con lui. Lo scorso anno abbiamo disputato un campionato stupendo arrivando alle finali di Champions League. Una competizione incredibile, dove giocano tutte le squadre più forti a livello continentale. Ci siamo trovati dentro, abbiamo iniziato a vincere tutte le qualificazioni e siamo arrivati alle final eight. Anche la sorpresa ha dato grandissimo entusiasmo al gruppo. E in questo campionato, nonostante il grande ringiovanimento della rosa, eravamo a lottare per il 3°-4° posto.”

Luca Damonte
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La mia storia con la pallanuoto è legata anche al percorso con il Settebello. Ho esordito nel 2012, a vent’anni, ma la svolta è avvenuta solo negli ultimi due anni, in cui ho iniziato ad essere convocato con molta continuità. Lo scorso anno sono stato vicinissimo ad andare al mondiale di Gwangju. Sono arrivato fino all’ultimo giorno di preparazione e sono stato l’ultimo ad essere stato escluso. Alla fine Sandro Campagna ha optato per portare un difensore in più piuttosto che un altro mancino. E’ stato davvero un brutto colpo. Ma questo è lo sport. Ci speravo, ci ho sperato fino alla fine. Almeno mi è stato riconosciuto che avevo fatto bene. Il mio obiettivo, anche se so che il gruppo è molto forte, è quello di mettere in difficoltà Sandro Campagna e riuscire a ritagliarmi un posto per partecipare ad un torneo importante.

Luca Damonte
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Durante questi anni sono anche riuscito a studiare e laurearmi in un indirizzo sempre legato allo sport, la mia grande passione. Ho preso prima la laurea in scienze motorie ed ho superato i due anni di specialistica in Scienze e Tecniche dello Sport. Cinque anni importanti, molto difficili e impegnativi anche perché le Università italiane non tengono conto degli impegni degli atleti professionisti e richiedono ugualmente la frequenza. A volte non ho potuto sostenere gli esami solo perché non avevo le presenze, nonostante fossi preparato. Chiedevo sempre di fare gli esami per appurare il mio grado di preparazione ma si rifiutavano sempre. Al contrario di molti paesi, come gli Stati Uniti, dove i meriti sportivi sono importanti quanto, se non di più, di quelli scolastici.”

Luca Damonte
Luca Damonte

Lo sport riesce a rafforzare la persona e l’aiuta a superare anche i momenti più bui. Gli sportivi hanno una marcia in più anche nella vita perché si è abituati al sacrificio, al rispetto delle regole, delle gerarchie, a sopportare la fatica. Si è più forti e si impara a combattere sempre per i propri obiettivi. I miei si sono evoluti nel tempo. Ho cercato di porre l’asticella sempre più in alto ed oggi il sogno è quello di partecipare ad una grande competizione con il Settebello. L’impegno e i risultati con la squadra di club sono fondamentali e strettamente connessi. Solo se si da il massimo in campionato aumentano le possibilità di poter stare nella rosa. E io cerco di farlo divertendomi, giocando al massimo e sognando in grande.”

Luca Damonte

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