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Savona in Champions, Campopiano: lo spirito di gruppo la nostra forza.

Tra i protagonisti che, una settimana fa, hanno portato in Champions League la Rari Nantes Savona c’è un ragazzo che viene dal Sud. Salernitano, 24 anni, già con diversi campionati di A1 alle spalle. Nel suo ricco palmares, nonostante la giovane età, l’oro alle Universiadi di Napoli nel 2019, due scudetti giovanili, il titolo di capocannoniere del campionato di A1 con 61 reti nella stagione 2017/18 con la Canottieri Napoli. Stiamo parlando di Eduardo Campopiano, attaccante mancino dei biancorossi che quest’anno ha contribuito, con i suoi gol ed assist, al raggiungimento del terzo posto in campionato. Battendo il Telimar Palermo nella finale per il 3°/4° posto i ragazzi di Angelini si sono conquistati così l’accesso alla prossima Champions League edizione 2021/2022.

Eduardo Campopiano nel match event organizzato a Siracusa nell’estate del 2020.

Eduardo ha raccontato, ai microfoni di Mfsport, le emozioni vissute in questa stagione tracciando il percorso fatto insieme alla squadra esaltandone il lavoro e i sacrifici in quest’anno molto particolare.

Il nostro obiettivo è maturato nel tempo, in una stagione anomala come questa. Dopo aver terminato la Regular Season, siamo approdati nel girone d’élite con squadre importanti come Brescia e Ortigia. Ci siamo guardati in faccia promettendoci che il nostro obiettivo sarebbe stata la Champions. Siamo cresciuti di partita in partita, migliorando l’aspetto del gioco, la fase difensiva e aumentando l’intensità. Grazie a questi ingredienti siamo arrivati allo scontro decisivo contro il Telimar Palermo. La forza del gruppo è stata fondamentale nel raggiungere l’obiettivo. Ci siamo compattati proprio nei momenti più difficili della stagione. Il fatto di aver giocato ad intermittenza, soprattutto nella prima parte della stagione, non ci ha permesso di esprimerci al meglio. Questo perché un gruppo, per amalgamarsi, ha bisogno di tempo. Siamo però felici ed orgogliosi di aver raggiunto questo risultato dopo i tanti sacrifici fatti quest’anno.

Eduardo Campopiano cerca di bloccare il tiro di Stefan Vidovic

Abbiamo affrontato un avversario molto impegnativo ed è stato emozionante regalare ai tifosi la Champions che a Savona mancava dalla stagione 2005/2006. La possibilità di riportare la Champions a Savona ci ha motivato ancor di più nel raggiungere questo obiettivo. Ottenerla contro il Telimar, una squadra solida e organizzata, con un allenatore preparato, è stata una grande soddisfazione. Nonostante i problemi siamo riusciti ad uscirne fuori e questo grande gruppo ha ottenuto un risultato incredibile. C’era assoluta fiducia e determinazione nel volerlo raggiungere. Avevamo voglia di vincere, una fame che il nostro allenatore ci ha trasmesso attraverso quello che è il suo credo.

Eduardo Campopiano e Cristiano Mirarchi nella partita Ortigia – Savona giocata alla Piscina Paolo Caldarella di Siracusa.

Abbiamo giocato con tanta intensità e attuando un’ottima difesa. Questo ci ha permesso di ripartire in contropiede e stancarli. Una notevole preparazione tecnico-tattica e fisica che ci ha fatto dominare gli avversari. Nel match di andata, soprattutto nei primi due tempi, è stata una partita molto nervosa. Alberto (il mister nda) è stato bravo a prepararci dal punto di vista fisico. Non era facile reggere per quattro tempi quell’intensità. La seconda partita è stata, invece, più complicata. Abbiamo subìto sin dall’inizio diverse espulsioni contro. Siamo stati bravi a gestire questa situazione prendendo le giuste contromisure. Anche i ragazzi più giovani sono entrati con grande spirito di sacrificio e grande voglia. Molti sono under 20 ma sono stati fondamentali caricandosi di grandi responsabilità.

Eduardo Campopiano al Collegiale di Siracusa del Settebello 2020

C’è stata una maturazione nel mio modo di giocare. Ho esordito in serie A1, debuttando contro il Savona, con la Canottieri Napoli. Oltre all’emozione dell’esordio a 16 anni, sono riuscito anche a segnare un gol in quella partita. Era cominciato il mio sogno da pallanotista professionista. Da allora molto è cambiato. Sono cresciuto come uomo e come giocatore. A 21 anni sono diventato il capocannoniere del campionato con la Canottieri Napoli. Una gioia che ho condiviso con le persone più importanti della mia vita. Nel Savona ho imparato a guardare in maniera diversa la pallanuoto. Non finalizzata solamente al gol ma scoprendola a 360 gradi. È il normale percorso che mi auguravo di fare per una crescita umana e professionale.

Eduardo Campopiano

La pallanuoto del futuro dovrebbe aprirsi ad un pubblico più ampio collaborando con il mondo che la circonda. Bisognerebbe spingere sempre più a livello mediatico. Aiutare ogni individuo ad avvicinarsi al mondo dell’Università. Ogni ragazzo deve cogliere l’opportunità di migliorarsi attraverso lo studio e la conoscenza. Le società italiane, eccetto alcune, sono spesso lasciate sole dalle Istituzioni. Dovrebbero favorire lo sviluppo di una cultura sportiva e supportare le associazioni e le società sportive dilettantistiche con le agevolazioni fiscali. Ci vuole uno sforzo collettivo affinché questo sport possa finalmente emergere come merita.

Gaetano Nardone

Sono laureato in relazioni internazionali e trasformazione dei conflitti. Dai racconti delle persone vulnerabili nasce la mia passione per la scrittura. Mi occupo da anni di migrazione ed integrazione e di Balcani dove da volontario mi sono occupato di scrittura e redazione di articoli e reportage sul campo. Lo sport, particolarmente quello di squadra, è stato sempre al centro dei miei interessi e studi, inteso come strumento di aggregazione, integrazione ed inclusione sociale.

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