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Pallanuoto, Edoardo Di Somma: siamo noi i padroni del nostro destino.

La poesia di Henley descrive un invincibile, colui il quale ritrova nella propria anima la forza di uscire dalle tenebre più profonde. Un inno alla vita, al riscatto, all’essere padroni del proprio destino. Parole che Edoardo Di Somma, atleta dell’An Brescia e del Settebello, ha voluto scolpire sul proprio corpo, memoria e testimonianza della sua grande riscossa sulla vita. Edo ci racconta il suo grande percorso che dalle tenebre lo ha portato fino alla luce dell’oro mondiale di Gwuangju.

Edoardo Di Somma
Edoardo Di Somma

Ho due fratelli più grandi, Alessandro e Roman, e mi sono innamorato della pallanuoto andando a vedere le loro partite. Roman ha giocato fino al 2011, in serie A1, nel Bogliasco ed Alessandro ancora gioca nel Metanopoli. Andavo con i miei genitori, che sono sempre stati dei grandi appassionati seppur non abbiano mai giocato a pallanuoto. Il mio è stato un lungo percorso di crescita, ricco di tante persone che hanno contribuito alla mia formazione, dagli allenatori ai tanti compagni-amici che mi hanno accompagnato in questo meraviglioso mondo. Anch’io sono nato e cresciuto nel Bogliasco, società a cui devo tantissimo. E non solo da un punto di vista sportivo.

Edoardo Di Somma
Edoardo Di Somma

Esordisco in A1 con il Bogliasco a 16 anni, nel 2012. A giugno del 2014, appena rientrato da un collegiale con la nazionale, ero in giro con il motorino con un compagno di club. Ci siamo visti piombare addosso uno scooter. L’impatto è stato violentissimo. Tantissime ossa rotte e coma farmacologico per 4 giorni. Grazie all’intervento che ho subito, da parte del dott. Santolini, amico di famiglia e primario di ortopedia a Genova, sono riusciti a rincomporre le ossa rotte e ricostruirmi il bacino, la parte che presentava i maggiori danni. Rimasi in ospedale per un mese e mezzo e altri due a casa, a letto. Persi 25 chili ma soprattutto iniziai ad avere un’ansia terribile. Per molti non sarei più potuto tornare a giocare a grandi livelli.

Edoardo Di Somma
Edoardo Di Somma

A fine agosto ritornai a vedere la piscina. Volli entrare in acqua ma l’impatto fu terribile. Non riuscì a fare neanche una vasca e dovetti appoggiarmi al bordo. Il morale andò sotto terra. Ma grazie all’aiuto di fisioterapisti e al Bogliasco, che mi è stato sempre vicino, iniziai lentamente il mio cammino di recupero. E, soprattutto, a riprendere coraggio e speranza. La società, che considero casa mia, mi ha aiutato sotto tutti i punti di vista. Mi hanno aspettato, mi hanno fatto riprendere piano piano, mi hanno dato modo di ritornare in acqua. E, soprattutto, mi hanno sempre considerato nei 13 anche in quel terribile anno. Grazie alla mia voglia e al grande lavoro, sono riuscito a recuperare abbastanza in fretta una situazione che sembrava, all’inizio, disperata. Sicuramente sono stato baciato da qualcuno, lassù, in cielo.

Edoardo Di Somma
Edoardo Di Somma

Una mia grande passione è quella dei tatuaggi, imprimere sul mio corpo le cose importanti della mia vita. Iniziati a 16 anni, quando ancora non era una moda. Dallo stemma di famiglia, al cinque romano, la V, mio numero fortunato, al triangolo, simbolo dell’acqua, il mio elemento. Ma uno in particolare è dedicato proprio a quel momento terribile della mia vita: sulla coscia ho tatuata una poesia di William Henley, un poeta inglese, dal titolo Invictus. Parla dell’invincibilità, dell’essere padrone del proprio destino e capitano della propria anima. Parole che ho fatte mie, che mi hanno aiutato a trovare la forza per superare quel periodo. Parole che ho voluto scolpire sul mio corpo affinchè diventassero il mio grande karma.

Edoardo Di Somma
Edoardo Di Somma

Nel 2015 è iniziato il periodo più bello e costruttivo della mia carriera. Recco compra il mio cartellino e vado subito in prestito allo Sport Management. La squadra in cui mi sono trovato meglio, dove ho incontrato persone bellissime, dai tifosi a chi lavorava al bar, dal presidente all’allenatore. E poi i compagni di squadra, con cui abbiamo creato un rapporto incredibile. Mi sono trovato davvero come a casa. Arrivai che ero il classico attaccante, tanti tiri e poca difesa. L’incontro con Gu Baldineti ha rivoluzionato la mia pallanuoto, trasformandola completamente e proiettandomi a grandissimi livelli.

Edoardo Di Somma
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Marco Gu Baldineti, tecnico della squadra, ebbe l’intuizione e la visione di cambiare completamente il mio gioco. Gu mi ha fatto diventare un giocatore moderno, che sa stare ovunque in vasca, che sa attaccare ma anche difendere. Con lui sono cresciuto tantissimo, a lui devo tutto quello che sono oggi. Quando giocavo con lui mi massacrava, mi distruggeva. Ma i risultati venivano fuori. Penso sia fra i migliori tecnici italiani, una persona che sa davvero tanto di pallanuoto. Ma anche molto impegnativa. Se un giocatore è permaloso con lui è finita. Lo massacra, lo uccide. Anch’io sono entrato che mi sentivo una prima donna, il classico ragazzino a cui non si poteva dire nulla. Oggi mi accorgo come il lavoro di squadra e il sacrificio siano stati fondamentali nel mio percorso. E mi aiuteranno anche nella vita.

Edoardo Di Somma
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Ed a Gu devo, soprattutto, l’essere entrato in nazionale ed aver disputato e vinto il mondiale dello scorso anno a Gwangju. Ho attraversato 5 anni terribili. Dall’incidente del 2014 fino alla vittoria del 2019 è stato un percorso in cui non ho mai mollato. Quell’inno di Mameli per me ha avuto un significato in più: rappresentava la mia vittoria sulle avversità, un inno al coraggio, ai sacrifici di questi lunghi anni. Anche oggi, la mia scelta di andare a Brescia, è stata frutto del confronto con Gu. Mi aveva anche invitato ad andare a Palermo, mi voleva con lui. Ma, da persona molto intelligente, sapeva che volevo giocare le coppe europee e che a Brescia sarei potuto crescere tanto. Abbiamo davvero un gran bel rapporto.

Edoardo Di Somma
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Un percorso e un amore per la pallanuoto che spero possa essere ancora molto lungo. Dovrò fare sempre i conti con il titanio che ho addosso. Amo talmente questo sport che lo giocherò fino a farmi venire la nausea. E solo all’epoca penserò al mio futuro. Mio fratello Roman, dopo che ha smesso di giocare, si è trasferito a Londra ed è un procuratore sportivo. Io già parlo l’inglese ma vorrei migliorarlo per avere maggiori opportunità dopo la mia carriera. Mi vedo come lui, lavorare sempre nell’ambito dello sport in un ruolo manageriale. Per poi tornare, da vecchio, nella mia Genova. A riprendere a palleggiare in mare con i vecchi amici di sempre.

Edoardo Di Somma
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