In A1 per restarci. L’analisi post-promozione del capitano etneo Kacar.

In A1 per restarci. E’ questo il motto della squadra etnea dopo la promozione in Serie A1 ottenuta, esattamente una settimana fa, nella piscina di casa. La società, intanto, si gode il momento di gloria, in attesa dell’inizio della prossima stagione che li vedrà protagonisti insieme alle altre due siciliane, Ortigia Siracusa e Telimar Palermo. Abbiamo ripercorso con il capitano della Nuoto Catania, il serbo Nenad Kacar, i momenti cruciali della stagione appena conclusa rivivendo le emozioni che hanno portato in Serie A1 la squadra etnea.

Siamo arrivati in A1 con un anno di ritardo ma ce l’abbiamo fatta. Lo scorso anno, infatti, prima dell’annullamento del campionato, eravamo primi in classifica dopo 10 giornate. Quest’anno la Federazione ha fatto di tutto affinché il campionato fosse portato a termine stravolgendo necessariamente il regolamento. Le squadre si sono impegnate con sacrificio per arrivare fino in fondo e finire la stagione regolarmente. C’è grande soddisfazione per aver raggiunto l’obiettivo che ad inizio stagione ci eravamo prefissati. Abbiamo così riscattato l’amaro in bocca che ci portavamo dietro, dopo la sospensione per covid della stagione precedente.

In A1 per restarci. Lo sguardo fiero e soddisfatto del capitano alla fine di una lunga ed intensa finale.

Nella prima fase del campionato, ci siamo trovati a giocare un girone piuttosto impegnativo con squadre siciliane e campane. Devo dire che ci siamo comportati abbastanza bene vincendo 9 partite su 10 e pareggiando in casa contro l’Acquachiara. Quel pareggio è stato determinato da un leggero calo fisico dovuto ai 10 giorni di quarantena fatti a metà maggio. Quei 10 giorni di isolamento ci hanno condizionato molto sia a livello fisico che psicologico. Ognuno di noi ha dovuto svolgere a casa una preparazione individuale. Nel nostro sport quando non entri in acqua per 3/4 giorni diventa molto complicato recuperare. La partita contro l’Acquachiara ha minato, in qualche modo, le certezze e lo stato mentale della squadra e lo si è visto nelle partite successive.

In A1 per restarci. Una stagione volta al sacrificio per il capitano Nenad Kacar costretto a ricoprire anche il ruolo di centroboa.

A Catania, nella prima partita dei play-off, abbiamo perso contro la Roma Vis Nova, una squadra preparata e ben allenata. Non abbiamo giocato bene quella partita e alla fine la Roma Vis Nova ha vinto meritatamente. Nella partita successiva, quella giocata a Monterotondo, volevamo vincere a tutti i costi. Eravamo in vantaggio per 8 a 5 a pochi minuti dalla fine. Poi la brutalità fischiata al nostro compagno di squadra, Raffaele Rotondo, ha cambiato la partita e loro sono rientrati in partita portandoci ai rigori. In quel momento si è vista la maturità della squadra che è riuscita ad uscirne fuori e a vincere la partita. In Gara 3 abbiamo subito una nuova brutalità, quella di Eugenio Russo, che ci ha nuovamente complicato la partita. Nonostante tutto, siamo riusciti con determinazione a vincere la gara e a centrare la tanto desiderata finale.

In A1 per restarci. Il duro lavoro paga sempre, si lotta su ogni azione e su ogni pallone.

Sapevamo che le avversarie che avremmo incontrato non sarebbero state squadre facili. La Roma Vis Nova è stata l’ultima squadra che ci ha battuto (in casa nda) lo scorso campionato e che può vantare un organico di spessore, composto da una pattuglia di giovani molto interessanti. Quella contro il Bogliasco è stata una finale preparata su due partite. Le squadre scese in vasca erano molto forti e determinate a vincere. La differenza è stata nella preparazione mentale e nell’approccio che abbiamo avuto sin dall’inizio. Eravamo ben consapevoli che la promozione si sarebbe giocata in 8 tempi. Ne è uscita fuori una finale sofferta ma molto avvincente che ci ha visti trionfare meritatamente.

In A1 per restarci. Gli sguardi d’intesa valgono più delle parole. Quello tra Kacar e Privitera, tra i principali artefici della promozione in A1.

Le finali sono, secondo me, una questione molto psicologica. In vasca c’è una presenza di adrenalina davvero importante. Come già detto, la finale contro il Bogliasco si giocava su due partite. Siamo andati in Liguria per vincere e ne è uscito un pareggio. Merito degli avversari che hanno messo grinta e voglia di vincere. Al ritorno, a Catania, abbiamo sofferto nei minuti iniziali ma, poi, abbiamo preso consapevolezza di quello che volevamo. Sono molto contento dell’approccio dei ragazzi, soprattutto quelli più giovani, che sono scesi in vasca. Da elogiare le prestazioni di Scollo, Terminella e Riccardo Torrisi che hanno affrontato con lo spirito giusto quella che per loro è stata la prima finale.

In A1 per restarci. La giusta ricompensa a fine partita. Niente vale di più che un abbraccio dal proprio figlio, il primo tifoso di Nenad.

Sono contento della mia prestazione e della mia stagione che, nonostante tutte le difficoltà, è andata come tutti volevamo. Sono molto orgoglioso di essere il capitano di questi ragazzi che crescono bene, così profondamente attaccati ai colori della propria città. Anche se quest’anno non ho giocato nel mio ruolo naturale posso essere fiero, nel mio piccolo, di aver contribuito alla causa. Adesso, però, viene il bello. Ci aspetta un campionato di A1 molto impegnativo, con tante squadre forti con le quali ci misureremo nei prossimi mesi. Siamo molto felici, poi, di poter disputare nuovamente i derby con i cugini dell’Ortigia e del Telimar Palermo. Loro hanno raccolto dei risultati importanti e il prossimo anno giocheranno in Europa. Noi ci batteremo per disputare un buon campionato con l’obiettivo della salvezza. Cercheremo di dare continuità al nostro progetto con l’obiettivo di far rimanere tanti anni la Nuoto Catania in serie A1.

Nenad Kacar

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Gaetano Nardone

Sono laureato in relazioni internazionali e trasformazione dei conflitti. Dai racconti delle persone vulnerabili nasce la mia passione per la scrittura. Mi occupo da anni di migrazione ed integrazione e di Balcani dove da volontario mi sono occupato di scrittura e redazione di articoli e reportage sul campo. Lo sport, particolarmente quello di squadra, è stato sempre al centro dei miei interessi e studi, inteso come strumento di aggregazione, integrazione ed inclusione sociale.