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CC Ortigia, Simone Rossi: la determinazione il mio karma di vita.

Quando abbiamo dovuto mettere da parte le nostre macchine fotografiche, abbiamo provato ad accendere una piccola fiamma. Volevamo che lo sport con i suoi valori, i suoi principi, la sua forza potesse dare un po’ di luce. E volevamo che le nostre foto parlassero. Oggi a dare quella voce è Simone Rossi che ci racconta la sua storia di pallanuoto fatta di sacrifici, emozioni, delusioni. Ma soprattutto di grande determinazione. Quella di chi, pur non sentendosi un talento, prende il proprio destino fra le mani e lo muta, lo plasma, lo eleva. E ci dimostra che i limiti vivono solo nella mente di chi non ha il coraggio di crederci.

Simone Rossi
Simone Rossi

Sono arrivato alla pallanuoto più per necessità che per vocazione. Con mio padre, prima giocatore e poi allenatore di calcio, sembrava avessi un destinano segnato. Mi allenava lui anche se, in tutta onestà, mi disse che era meglio che cambiassi sport. In piscina arrivo per problemi di postura e le solite indicazioni che danno i medici a quell’età. Di fare nuoto proprio non mi andava e, così, approdai alla pallanuoto. All’epoca vivevamo a Brescia e in questa città ho fatto i primi passi. Non mi sono mai sentito un grande talento ma ho scoperto che con il lavoro e il sacrificio si può arrivare a tanto. E sono convinto che chiunque, impegnandosi, può arrivare ai massimi livelli. Ho conosciuto tanti ragazzi molto più talentuosi di me che si sono persi per non avere spirito di sacrificio.

Simone Rossi
Simone Rossi

“Ho iniziato con le giovanili del Brescia. Alessandro Bovo mi fece esordire a 16 anni contro la Nuoto Catania. Nel 2009 mi sono spostato a Napoli, sono andato al Posillipo. Mia madre è napoletana, lì avevo la famiglia che amo definire grande, quella piena di parenti e tanti cugini della mia età con cui, da piccolo, ero cresciuto insieme. Ero entusiasta di ritornare. Il primo anno è stato davvero emozionante. Per la prima volta sono andato a disputare le finali nazionali U20. Con le giovanili del Brescia non eravamo mai riusciti ad arrivare così in alto. Arrivare e vincere è stato indimenticabile, un’emozione grandissima.”

Simone Rossi
Simone Rossi

Al Posillipo, al primo anno ebbi come allenatore Carlo Silipo. Un personaggio che metteva tanta pressione, anche su noi giovani. Un campione di quel calibro faceva lavorare sempre in maniera intensa. E, anche se si dava il massimo, sembrava che non fosse mai abbastanza. Era un Posillipo che giocava ad altissimi livelli, con una rosa di grandissimi atleti. Trovare spazio era complicato. Io ero nella rosa ma ho fatto giusto una convocazione, senza nemmeno toccare l’acqua. Nel 2011 Silipo venne sostituito da Mauro Occhiello, l’allenatore che avevo avuto nelle giovanili. Con lui ho avuto il grande salto. Ho trovato spazio, mi ha dato fiducia, sono cresciuto. Ho iniziato davvero a giocare in serie A1.

Simone Rossi
Simone Rossi

“Sono rimasto un altro anno e nel 2013 mi spostai all’Acquachiara. Trovai una squadra importante ma, soprattutto, un gruppo molto unito. Sulle ali dell’entusiasmo, arrivammo alla finale di Euro Cup contro il Posillipo. Quell’anno avevamo fatto diversi derby. C’erano stati gli scontri in campionato e uno in Coppa Italia. Li avevamo vinti tutti. L’andata della finale la pareggiammo in casa loro per 6-6. La finalissima era il quinto derby che facevamo. Eravamo tutti molto fiduciosi. La Coppa era davvero alla nostra portata. Io avevo già realizzato una rete. Il Posillipo ribatteva gol su gol. Su un uomo in più, ho avuto la possibilità di segnare ancora. Ho tirato da posizione quattro. Ho preso proprio l’incrocio dei pali. Quella partita finì con la vittoria del Posillipo per 11-10. Quel tiro lì è stato il mio incubo per tantissimo tempo e lo sento ancora un peso nel cuore.”

Simone Rossi
Simone Rossi

Nel 2019 ho avuto diverse proposte. Anche dall’estero, da una squadra ungherese e una francese. Per correttezza aspettavo il Posillipo per capire le loro intenzioni. Poi è arrivata l’offerta del Circolo Canottieri Ortigia. Non ci ho pensato due volte. Era la mia possibilità di potermi rigiocare quella coppa, di riprovare a vincerla. Ho visto subito che dietro c’era un grande progetto. Una rosa importante, fatta di campioni e giovani promesse. Costruita per puntare in alto. I ragazzi dell’Ortigia non li conoscevo bene. Solo Valentino Gallo, con cui sono stato insieme nel Posillipo, che considero un fratello maggiore. Il resto dei ragazzi li avevo visti soltanto nelle partite in cui c’eravamo scontrati in passato.”

Simone Rossi nella panchina del Circolo Canottieri Ortigia
Simone Rossi nella panchina del Circolo Canottieri Ortigia

Ho trovato un bellissimo gruppo ed integrarmi è stato davvero facile. A partire dai più giovani. Sono simpatici, educati e dei gran lavoratori. E anche in quelli con grande esperienza ho scoperto davvero delle persone stupende, di grande umiltà. Stefano Tempesti, che avevo sempre visto come un’icona della pallanuoto, non mi aspettavo potesse essere una persona così umile e disponibile. Christian Napolitano è l’unico che, anche da avversario, un sorriso me lo strappava sempre. Da un punto di vista agonistico ce le siamo sempre date. Ma è una persona di una tale simpatia e immediatezza che è impossibile non socializzare con lui. Massimo Giacoppo è stata una grande sorpresa. Mi è sempre stato antipatico da avversario. Invece ho scoperto una persona esilarante, capace di farmi morire dalle risate. Ho trovato una seconda famiglia.”

Simone Rossi
Simone Rossi

Adesso non sappiamo nulla di quello che sarà il futuro. Spero che la fine di questo brutto periodo sia vicina. E si possa ritornare alla vita ed a poter giocare. Sarebbe importante finire questa stagione storica per l’Ortigia. E vorrei vincere quella coppa. Non passa giorno che non ci penso. E puntare sempre più in alto. Con la giusta mentalità si può arrivare ovunque. Quest’anno, anche nell’incontro con il Recco se ci avessimo creduto di più, fin dal primo secondo, sarebbe stata un’altra partita. Benché c’eravamo detti di entrare, divertirci e giocare, una certa sudditanza psicologica l’abbiamo subita all’inizio della partita. Occorre tempo, lavoro, fatica. E grande determinazione. Quella che simboleggiano i tatuaggi che ho nel corpo. Il mio karma, il mio credo, la mia religione.”

Simone Rossi

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